BEATI PERCHE’ AMATI SIN DOVE NESSUNO SAPREBBE E POTREBBE AMARCI

In ebraico la parola “Ashrei”, felice, che traduce “beato” non richiama sentimenti, sensazioni o stati d’animo. E neanche quiete, tranquillità e appagamento. Ma dinamismo, relazioni dinamiche, in un senso un po’ più esteso, la parola beato, felice, significa “cammino rinnovato in ogni momento” (M. Vidal). “Beato” è dunque colui che cammina nella volontà di Dio per mostrare che esiste un’altra vita e brilla profeticamente nella carne perseguitata e ferita dei cristiani. Per questo ogni rifiuto, insulto o persecuzione è una benedizione! Significa che la nostra vita è così autenticamente celeste da scatenare l’ira del nemico di Dio. Chiaro che si soffre; a chi piace essere insultati, rifiutati e derisi? A nessuno, nemmeno a Gesù. Eppure il demonio si può scacciare solo così. Solo un “beato” sulla Croce può esorcizzarlo con l’autenticità del suo amore, la vera profezia che sa leggere il Cielo sulla terra, l’amore di Dio nella sofferenza; per questo può scuotere il torpore di chi, sedotto dal demonio ha creduto ai suoi falsi profeti che inducono a costruirsi un Cielo qui sulla terra perché Dio e il suo Cielo non esistono. “Beato” tuo figlio, allora, povero e affamato, deriso e rifiutato in una classe che non conosce l’amore di Dio, e tutti i suoi compagni sono figli di genitori divorziati: per loro brillerà in lui la luce di Cristo; “beata” tua figlia, affamata e povera, perseguitata dalla carne e vincitrice in Cristo nel martirio quotidiano per difendere un fidanzamento casto: sarà un segno del Cielo per il fidanzato e gli amici; “beata” tua madre che soffre ormai da anni con un’artrosi che l’ha crocifissa su quel letto: dirà a tutti che basta poco per perdere l’effimero su cui fondano l’esistenza; “beato” te, povero e senza risorse umane per aiutare nessuno, ma con le chiavi del Regno di Dio per aprirlo a tutti. “Beati” noi, perché Cristo è vivo, è risorto e ci colma di pace e di speranza, di amore e gioia in ogni istante, perché il mondo possa guardarci come il popolo di Israele vedeva Mosè quando scendeva dal Monte con il volto radiante dopo aver parlato faccia a faccia con Dio: vederci cioè gustare in ogni evento le primizie della “grande ricompensa” che ci attende “nei cieli”, dove Dio vuole condurre ogni uomo.

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