Massimo Scorsone
curatore del libro
“Che siano tanti i mattini d’estate”
Kostantinos Kavafis
Il canone: poesie 1897 – 1933
Bur Rizzoli – Classici Moderni
www.bur.eu

Poeta di lingua greca in terra straniera, Konstantinos Kavafis cantò la lontananza, la nostalgia e l’amore. Attento ascoltatore degli antichi e dei moderni, seppe narrare di come l’antichità si rifletta continuamente nel presente, e di come il ricordo di un antico passato mediterraneo sia inscindibile dalla modernità. Visse in Inghilterra e a Istanbul, ma scelse di tornare nella natale Alessandria d’Egitto: qui, in una città cosmopolita e dall’eredità ellenistica, pubblicò le sue poesie in fogli sciolti, donati agli amici più cari, e su poche riviste, senza mai dar vita a un volume. La nuova, accurata traduzione di Massimo Scorsone raccoglie in questa edizione il corpus di tutte le poesie composte fra il 1897 e il 1933 e destinate dal poeta stesso a essere ulteriormente divulgate.

Candele
Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese –
dorate, calde e vivide.

Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte e storte.

Non le voglio vedere: m’accora il loro aspetto,
la memoria m’accora del loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch’io non scorga, in un brivido,
come s’alluga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente.

Ionicum
Se un tempo abbiamo infranto i loro idoli,
se dai loro templi li abbiamo già banditi,
gli dei per questo non sono certo morti.
O terra di Ionia, ancora ti amano,
e in cuore loro ancora a te sospirano.
Appena gli albori d’agosto ti rischiarano,
un impeto di quella loro vita percorre il tuo cielo:
e, talora, un’eterea figura giovanile,
indefinita, a passo celere
trascorre al sommo dei tuoi valichi.

Massimo Scorsone
Filologo, traduttore e membro del Centro Interdipartimentale SuRSUm dell’Università di Torino, si occupa principalmente di poesia latina (medioevale e umanistica) e neogreca.

IL POSTO DELLE PAROLE
ascoltare fa pensare
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