Radio Vaticana – Giochi dell’armonia prende spunto dalle parole pronunciate da Papa Francesco in occasione della Pentecoste, nel maggio del 2013: ‘…nella Chiesa l’armonia la fa lo Spirito Santo. Uno dei Padri della Chiesa ha un’espressione che mi piace tanto: lo Spirito Santo, Lui è proprio l’armonia’

LA PREDICAZIONE DISCHIUDE LO SGUARDO SU GESU' CHE OPERA NELLA VITA DI CIASCUNONei momenti di aridità, quando le ore si fanno difficili, una folla di pensieri mondani che scivola sulla storia senza sapere da dove viene e dove va, ci seduce semplificando la realtà con la menzogna che nasconde il peccato per rendere vana la misericordia. Irretisce la nostra storia, che diventa anch'essa una folla anonima di fatti e relazioni che sembrano spuntare dal nulla e di cui non capiamo il senso. L'omologazione del pensiero mondano sbiadisce in noi l'immagine dello stesso padre, allontanandoci dal nostro fratello Gesù, la cui intimità è il compimento per il quale siamo stati creati e rigenerati nella Chiesa. La folla dei pensieri secondo gli uomini, infatti, ci seduce e incastra nella deriva che trascina verso il fallimento; i criteri mondani ispirati dalla menzogna del demonio rendono in noi vana la Grazia del battesimo che ci ha resi fratelli di Gesù, e ci lasciano "fuori" dall'intimità con Lui. Ma Maria, la Chiesa che è nostra Madre, si accorge che siamo “fuori” dalla volontà di Dio perché sa chi manca all’appello. Per questo intercede per noi presso Gesù, offrendogli la possibilità di illuminarci: siamo stati chiamati a rinascere come suoi fratelli nel seno della Chiesa perché, vivendo una vita somigliante alla sua in virtù dello Spirito Santo, lo generiamo e partoriamo come “madri” feconde d’amore nei luoghi e nelle situazioni della nostra vita. I cristiani, infatti, sono i fratelli di Gesù strappati alla massa anonima che vivono come salmoni, risalgono la corrente che conduce gli uomini a gettarsi nel mare della morte, per indicare a tutti il cammino verso Dio, fonte della vita che non muore. Per questo la Chiesa ha a cuore la nostra primogenitura, che, come per il patriarca Giacobbe, è gestata "dentro" la casa del Padre, nella Chiesa. In essa, come accadde a Maria, la predicazione ci genera come figli di Dio nel suo grembo perché l'ascolto ci fa crescere nella fede in virtù della quale possiamo "vedere Gesù" all'opera nella nostra vita. Per la fede, infatti, "noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli" (Rm 8,28). E come l'immagine si conforma all'Originale? Ascoltando le sue Parole che ci rivelano il suo volto autentico, completamente diverso dalla caricatura che ne fa il mondo. Per passare dalla visione ingannevole della carne avvelenata dalla menzogna del demonio alla contemplazione della Verità che risplende sul volto di Cristo, è preparato per noi un cammino di conversione da percorrere ogni giorno. La carne è un mezzo, perché Dio si è fatto carne, e con la carne giungeremo in Cielo. Ma per vedere Cristo risorto che prende dimora nella carne occorre uno sguardo diverso, come quello della Maddalena trasformato dalla Grazia. Accorsa al sepolcro per vedere Gesù, si aspettava un morto avvolto in bende. Per questo non lo riconobbe sino a quando Egli, da quella carne reale eppure diversa da quella familiare a Maria, non le parlò così intimamente da incendiare il suo cuore. Solo allora, da quell'incandescenza innescata dalla Parola che le ricordava e annunciava di nuovo il suo amore unico e infinito, gli occhi della Maddalena si aprirono per riconoscere il suo Signore. E' la gratuità dell'amore annunciato che si fa carne in noi vincendo i suoi limiti che ci fa vedere Gesù. E' infinitamente più di un semplice sguardo: significa essere attirati nella sua Pasqua che ci trasforma in creature nuove che vivono sulla terra in una nuova e compiuta relazione con Gesù. Ciò avviene nella Chiesa attraverso l'ascolto della Parola che ci apre gli occhi della fede per vedere il compimento di ciò che abbiamo cominciato ad essere con il battesimo; per discernere cioè le orme di Gesù nella nostra vita che ci conducono al Golgota dove distendere le braccia sulla nostra Croce e dare così alla luce Cristo per la salvezza del mondo. I sacramenti poi ci generano giorno per giorno come fratelli del Signore, per cui ogni nostra parola e gesto somigliano sempre più a quelli di Cristo. La somiglianza con Lui nella vita concreta di una carne trasfigurata nell'amore ci farà allora "madri" che daranno alla luce Gesù ovunque. Ascoltiamo la Parola creatrice di Dio, perché come l'ascolto ha fatto di una fanciulla sconosciuta di Nazaret la Madre di Dio, farà di te, diluito nel pensiero mondano, un figlio di Dio unico e meraviglioso, fratello e madre di Gesù in questa generazione. Non temere, perché tutti noi, di fronte a un matrimonio che sembra disintegrarsi, a un'amicizia ferita a morte dall'invidia e dalla gelosia, a un figlio scivolato nella droga, a questa società che sembra ingoiarci nella menzogna mortale del nemico, di fronte a ogni situazione ci troviamo come Maria nella sua stanza a Nazaret. Ascolta: "nulla è impossibile a Dio”, mentre tutto è possibile a chi crede appoggiando la sua vita alla Parola ascoltata. Tutto, anche il perdono a quella persona per la quale covi un rancore sordo da anni. Per questo, le stesse parole che San Bernardo ha rivolto a Maria, sono oggi per noi: "Apri, Vergine beata, il cuore alla fede, le labbra all'assenso. Non sia, che mentre tu sei titubante, Egli passi oltre e tu debba, dolente, ricominciare a cercare colui che ami. Levati su, corri, apri! Levati con la fede, corri con la devozione, apri con il tuo assenso".

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LA PREDICAZIONE DISCHIUDE LO SGUARDO SU GESU' CHE OPERA NELLA VITA DI CIASCUNONei momenti di aridità, quando le ore si fanno difficili, una folla di pensieri mondani che scivola sulla storia senza sapere da dove viene e dove va, ci seduce semplificando la realtà con la menzogna che nasconde il peccato per rendere vana la misericordia. Irretisce la nostra storia, che diventa anch'essa una folla anonima di fatti e relazioni che sembrano spuntare dal nulla e di cui non capiamo il senso. L'omologazione del pensiero mondano sbiadisce in noi l'immagine dello stesso padre, allontanandoci dal nostro fratello Gesù, la cui intimità è il compimento per il quale siamo stati creati e rigenerati nella Chiesa. La folla dei pensieri secondo gli uomini, infatti, ci seduce e incastra nella deriva che trascina verso il fallimento; i criteri mondani ispirati dalla menzogna del demonio rendono in noi vana la Grazia del battesimo che ci ha resi fratelli di Gesù, e ci lasciano "fuori" dall'intimità con Lui. Ma Maria, la Chiesa che è nostra Madre, si accorge che siamo “fuori” dalla volontà di Dio perché sa chi manca all’appello. Per questo intercede per noi presso Gesù, offrendogli la possibilità di illuminarci: siamo stati chiamati a rinascere come suoi fratelli nel seno della Chiesa perché, vivendo una vita somigliante alla sua in virtù dello Spirito Santo, lo generiamo e partoriamo come “madri” feconde d’amore nei luoghi e nelle situazioni della nostra vita. I cristiani, infatti, sono i fratelli di Gesù strappati alla massa anonima che vivono come salmoni, risalgono la corrente che conduce gli uomini a gettarsi nel mare della morte, per indicare a tutti il cammino verso Dio, fonte della vita che non muore. Per questo la Chiesa ha a cuore la nostra primogenitura, che, come per il patriarca Giacobbe, è gestata "dentro" la casa del Padre, nella Chiesa. In essa, come accadde a Maria, la predicazione ci genera come figli di Dio nel suo grembo perché l'ascolto ci fa crescere nella fede in virtù della quale possiamo "vedere Gesù" all'opera nella nostra vita. Per la fede, infatti, "noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli" (Rm 8,28). E come l'immagine si conforma all'Originale? Ascoltando le sue Parole che ci rivelano il suo volto autentico, completamente diverso dalla caricatura che ne fa il mondo. Per passare dalla visione ingannevole della carne avvelenata dalla menzogna del demonio alla contemplazione della Verità che risplende sul volto di Cristo, è preparato per noi un cammino di conversione da percorrere ogni giorno. La carne è un mezzo, perché Dio si è fatto carne, e con la carne giungeremo in Cielo. Ma per vedere Cristo risorto che prende dimora nella carne occorre uno sguardo diverso, come quello della Maddalena trasformato dalla Grazia. Accorsa al sepolcro per vedere Gesù, si aspettava un morto avvolto in bende. Per questo non lo riconobbe sino a quando Egli, da quella carne reale eppure diversa da quella familiare a Maria, non le parlò così intimamente da incendiare il suo cuore. Solo allora, da quell'incandescenza innescata dalla Parola che le ricordava e annunciava di nuovo il suo amore unico e infinito, gli occhi della Maddalena si aprirono per riconoscere il suo Signore. E' la gratuità dell'amore annunciato che si fa carne in noi vincendo i suoi limiti che ci fa vedere Gesù. E' infinitamente più di un semplice sguardo: significa essere attirati nella sua Pasqua che ci trasforma in creature nuove che vivono sulla terra in una nuova e compiuta relazione con Gesù. Ciò avviene nella Chiesa attraverso l'ascolto della Parola che ci apre gli occhi della fede per vedere il compimento di ciò che abbiamo cominciato ad essere con il battesimo; per discernere cioè le orme di Gesù nella nostra vita che ci conducono al Golgota dove distendere le braccia sulla nostra Croce e dare così alla luce Cristo per la salvezza del mondo. I sacramenti poi ci generano giorno per giorno come fratelli del Signore, per cui ogni nostra parola e gesto somigliano sempre più a quelli di Cristo. La somiglianza con Lui nella vita concreta di una carne trasfigurata nell'amore ci farà allora "madri" che daranno alla luce Gesù ovunque. Ascoltiamo la Parola creatrice di Dio, perché come l'ascolto ha fatto di una fanciulla sconosciuta di Nazaret la Madre di Dio, farà di te, diluito nel pensiero mondano, un figlio di Dio unico e meraviglioso, fratello e madre di Gesù in questa generazione. Non temere, perché tutti noi, di fronte a un matrimonio che sembra disintegrarsi, a un'amicizia ferita a morte dall'invidia e dalla gelosia, a un figlio scivolato nella droga, a questa società che sembra ingoiarci nella menzogna mortale del nemico, di fronte a ogni situazione ci troviamo come Maria nella sua stanza a Nazaret. Ascolta: "nulla è impossibile a Dio”, mentre tutto è possibile a chi crede appoggiando la sua vita alla Parola ascoltata. Tutto, anche il perdono a quella persona per la quale covi un rancore sordo da anni. Per questo, le stesse parole che San Bernardo ha rivolto a Maria, sono oggi per noi: "Apri, Vergine beata, il cuore alla fede, le labbra all'assenso. Non sia, che mentre tu sei titubante, Egli passi oltre e tu debba, dolente, ricominciare a cercare colui che ami. Levati su, corri, apri! Levati con la fede, corri con la devozione, apri con il tuo assenso".

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Radio Vaticana - Giochi dell'armonia prende spunto dalle parole pronunciate da Papa Francesco in occasione della Pentecoste, nel maggio del 2013: '...nella Chiesa l'armonia la fa lo Spirito Santo. Uno dei Padri della Chiesa ha un'espressione che mi piace tanto: lo Spirito Santo, Lui è proprio l'armonia'

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ASCOLTARE UMILMENTE PER ACCOGLIERE LA GRAZIA CHE RIVELA LA VITA DI CRISTO IN NOI"Come ascoltiamo"? Non è una domanda da poco conto. C'è una misura nell'ascoltare, una capacità di ascolto che, nelle parole di Gesù, appare decisiva. Perché ciascuno "ha" secondo come ascolta: si potrebbe coniugare le parole di Gesù dicendo che "a chi ha" ascoltato "sarà dato", ma "a chi non ha" ascoltato "sarà tolto anche ciò che crede di avere". Quindi, non tutti modi in cui si presta orecchio hanno lo stesso valore. Parole, musica, rumori, ci sfiorano senza lasciare tracce. E poi le parole di chi ci è accanto, non parliamone neanche... refoli di vento a sfiorare le orecchie, spesso fastidiosi, mai che giungano al cuore. A meno che non si tratti di lodi e riconoscimenti... Nulla riesce a penetrare la barriera che erigiamo per paura della morte, ovvero della verità che venga a scuotere il nostro torpore borghese. Anche la Parola di Dio resta confinata sulla soglia, sia essa la strada, la pietra o le spine. Il seme non scende, non ci feconda, e restiamo senza frutto, come il fico pieno solo di foglie, come una lampada coperta da un vaso e posta sotto un letto, come il talento nascosto nel fazzoletto o sotto terra. Così è buona parte della nostra vita, ed è ridicola oltre che stolta... "Nessuno" accende una lampada e la nasconde, eppure vi è qualcuno che fa esattamente così con la propria vita. Riceve da Dio doni immensi, neanche se ne accorge, e li mette nel cassetto. La vita stessa, un dono meraviglioso, "full optional", pronta a partire sui cammini della storia per amare e donarsi, e invece, preferiamo una bicicletta scassata, e lasciamo la vita vera chiusa in garage. Spesso ce ne vergogniamo, la riteniamo sfortunata, piena di aspetti da nascondere, impresentabile. Meglio un po' di ipocrisia, flash di parole e inganni per non farci coinvolgere davvero nei problemi, e così non dover perdere nulla di noi stessi. Tutto questo accade perché ascoltiamo male, superficialmente e con arroganza, con la sicumera di chi la sa lunga su tutto. Chi può parlarti? Pensi che vi sia qualcuno che abbia qualcosa da dirti? Forse un medico di fronte a dei sintomi che non sai di dove vengano. Ma così, repentinamente, nel bel mezzo del lavoro, o in famiglia o a scuola, qualcuno può parlarti? Chi c'è oggi nella tua vita che pensi abbia qualche parola da aggiungere alle tue, una profezia, una correzione, un annuncio.... Ne hai bisogno? Perché per ascoltare ci vuole tantissima umiltà, e riconoscere di avere molto da imparare e quindi molto da ascoltare. E accettare che sino ad ora abbiamo vissuto nell'illusione di "avere qualcosa" e invece, immancabilmente, facciamo ogni giorno la triste esperienza di vederci portar via quello che "crediamo di avere". La ragione nelle questioni e nelle discussioni innanzi tutto e poi i criteri, i valori, sino alle persone e agli affetti più cari. Ma guarda un po', tutto è legato all'ascolto... Perché la fede, il fondamento dell'esistenza, viene dall'ascolto del Kerygma, dell'annuncio. Allora, una cosa sola è necessaria e buona e bella, ascoltare bene come Maria, ai piedi di Gesù istante dopo istante, per ricevere la fede che nessuno potrà toglierci; ciò significa riconoscere nelle parole che ci arrivano l'annuncio della Buona Notizia. Anche in quelle irritate della moglie, o ribelli del figlio, o ingannevoli dei colleghi. Ogni parola contiene l'annuncio più importante, quello che dona e fa maturare la fede. Se non lo intercettiamo saremo condannati a vivere follemente: pur avendo ricevuto in dono la vita colma di amore, la strangoleremo nell'egoismo, regalo del demonio che non ci lascia mai in pace. Ascolta male, infatti, chi ascolta il padre della menzogna e, come Adamo ed Eva, riempie i giorni di ipocrisie, falsità e fughe, schiavo del proprio io. Chi ascolta male si nasconde, e che fatica.... Allora, chiederci "come ascoltiamo" significa interrogarci su "chi ascoltiamo". Perché per riconoscere una buona notizia in un responso medico che ti annuncia un cancro, beh, bisogna aver visto il Signore risorto e avere la certezza che sia Lui a parlarci, e metterci in ascolto di Lui; altrimenti ascolteremo il demonio, e lui di certo non ci presenterà la Croce come la salvezza e l'amore di Dio. Dunque, chi stiamo ascoltando? È facile rispondere: ascoltare in ebraico significa anche obbedire. Si tratta dell'obbedienza a ciò che fonda e dirige l'esistenza, alla parola che ci ha creati e che ci dona ogni istante la vita, anche ora. La Parola del demonio rende schiavi, quella di Gesù libera per amare. Chi è stato liberato vive liberamente. Chi è stato illuminato vive nella Luce. Chi è stato amato gratuitamente ama gratuitamente, perché in tutto ascolta la voce di Cristo. Per questo tutto diviene suo, e ogni giorno riceve qualcosa in più.

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ASCOLTARE UMILMENTE PER ACCOGLIERE LA GRAZIA CHE RIVELA LA VITA DI CRISTO IN NOI"Come ascoltiamo"? Non è una domanda da poco conto. C'è una misura nell'ascoltare, una capacità di ascolto che, nelle parole di Gesù, appare decisiva. Perché ciascuno "ha" secondo come ascolta: si potrebbe coniugare le parole di Gesù dicendo che "a chi ha" ascoltato "sarà dato", ma "a chi non ha" ascoltato "sarà tolto anche ciò che crede di avere". Quindi, non tutti modi in cui si presta orecchio hanno lo stesso valore. Parole, musica, rumori, ci sfiorano senza lasciare tracce. E poi le parole di chi ci è accanto, non parliamone neanche... refoli di vento a sfiorare le orecchie, spesso fastidiosi, mai che giungano al cuore. A meno che non si tratti di lodi e riconoscimenti... Nulla riesce a penetrare la barriera che erigiamo per paura della morte, ovvero della verità che venga a scuotere il nostro torpore borghese. Anche la Parola di Dio resta confinata sulla soglia, sia essa la strada, la pietra o le spine. Il seme non scende, non ci feconda, e restiamo senza frutto, come il fico pieno solo di foglie, come una lampada coperta da un vaso e posta sotto un letto, come il talento nascosto nel fazzoletto o sotto terra. Così è buona parte della nostra vita, ed è ridicola oltre che stolta... "Nessuno" accende una lampada e la nasconde, eppure vi è qualcuno che fa esattamente così con la propria vita. Riceve da Dio doni immensi, neanche se ne accorge, e li mette nel cassetto. La vita stessa, un dono meraviglioso, "full optional", pronta a partire sui cammini della storia per amare e donarsi, e invece, preferiamo una bicicletta scassata, e lasciamo la vita vera chiusa in garage. Spesso ce ne vergogniamo, la riteniamo sfortunata, piena di aspetti da nascondere, impresentabile. Meglio un po' di ipocrisia, flash di parole e inganni per non farci coinvolgere davvero nei problemi, e così non dover perdere nulla di noi stessi. Tutto questo accade perché ascoltiamo male, superficialmente e con arroganza, con la sicumera di chi la sa lunga su tutto. Chi può parlarti? Pensi che vi sia qualcuno che abbia qualcosa da dirti? Forse un medico di fronte a dei sintomi che non sai di dove vengano. Ma così, repentinamente, nel bel mezzo del lavoro, o in famiglia o a scuola, qualcuno può parlarti? Chi c'è oggi nella tua vita che pensi abbia qualche parola da aggiungere alle tue, una profezia, una correzione, un annuncio.... Ne hai bisogno? Perché per ascoltare ci vuole tantissima umiltà, e riconoscere di avere molto da imparare e quindi molto da ascoltare. E accettare che sino ad ora abbiamo vissuto nell'illusione di "avere qualcosa" e invece, immancabilmente, facciamo ogni giorno la triste esperienza di vederci portar via quello che "crediamo di avere". La ragione nelle questioni e nelle discussioni innanzi tutto e poi i criteri, i valori, sino alle persone e agli affetti più cari. Ma guarda un po', tutto è legato all'ascolto... Perché la fede, il fondamento dell'esistenza, viene dall'ascolto del Kerygma, dell'annuncio. Allora, una cosa sola è necessaria e buona e bella, ascoltare bene come Maria, ai piedi di Gesù istante dopo istante, per ricevere la fede che nessuno potrà toglierci; ciò significa riconoscere nelle parole che ci arrivano l'annuncio della Buona Notizia. Anche in quelle irritate della moglie, o ribelli del figlio, o ingannevoli dei colleghi. Ogni parola contiene l'annuncio più importante, quello che dona e fa maturare la fede. Se non lo intercettiamo saremo condannati a vivere follemente: pur avendo ricevuto in dono la vita colma di amore, la strangoleremo nell'egoismo, regalo del demonio che non ci lascia mai in pace. Ascolta male, infatti, chi ascolta il padre della menzogna e, come Adamo ed Eva, riempie i giorni di ipocrisie, falsità e fughe, schiavo del proprio io. Chi ascolta male si nasconde, e che fatica.... Allora, chiederci "come ascoltiamo" significa interrogarci su "chi ascoltiamo". Perché per riconoscere una buona notizia in un responso medico che ti annuncia un cancro, beh, bisogna aver visto il Signore risorto e avere la certezza che sia Lui a parlarci, e metterci in ascolto di Lui; altrimenti ascolteremo il demonio, e lui di certo non ci presenterà la Croce come la salvezza e l'amore di Dio. Dunque, chi stiamo ascoltando? È facile rispondere: ascoltare in ebraico significa anche obbedire. Si tratta dell'obbedienza a ciò che fonda e dirige l'esistenza, alla parola che ci ha creati e che ci dona ogni istante la vita, anche ora. La Parola del demonio rende schiavi, quella di Gesù libera per amare. Chi è stato liberato vive liberamente. Chi è stato illuminato vive nella Luce. Chi è stato amato gratuitamente ama gratuitamente, perché in tutto ascolta la voce di Cristo. Per questo tutto diviene suo, e ogni giorno riceve qualcosa in più.

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